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Una “centuria” di volontari per “Alternativa”

Gennaio 2010

 

 

Cari amici che mi leggete, desidero condividere con voi le mie riflessioni di questa fase per me post- parlamentare e per tutti noi di disastro civile, democratico, ambientale, sociale.

Mi rivolgo non a tutti, indistintamente, ma a coloro che ritengono di essere sulla mia lunghezza d’onda.

 

Ricevo numerose sollecitazioni ad assumere una qualche iniziativa politica pubblica. Questo “qualche” significa che si  tratta di ipotesi disparate, che richiedono un esame approfondito.

 

Registro un considerevole aumento del numero degl'inviti a parlare, esporre le mie posizioni sui temi nazionali e internazionali, in diverse parti d’Italia. C'è una domanda spontanea, di cui comprendo le ragioni, ma alla quale, nelle attuali condizioni, non posso rispondere.

 

Sono ben consapevole che esiste una voragine da colmare: quella voragine di cui parlai in un lontano incontro fiorentino di due anni fa e che oggi riassumerei in due parole: voragine tra la casta politica e i cittadini. E che, nel frattempo, si è allargata e approfondita drammaticamente.

 

Sono altrettanto consapevole che il processo di ricostruzione di una Alternativa – prego tutti di porre attenzione a questo termine, che è per me un precisissimo punto di partenza - è lungo e tremendamente difficile. Ma soprattutto mi rendo conto della grande limitatezza delle mie risorse.

 

La crisi di Pandora tv dimostra che, senza una adeguata struttura organizzativa, non si può fare molto. Il lavoro volontario è indispensabile, ma richiede una disciplina ferrea, altrimenti diventa casualità e approssimazione.

 

Rispondo quindi a tutti voi, che mi avete seguito fin qui, ma da lontano, con una proposta semplice e chiara, che cerca di rispondere ai problemi di cui sopra.

 

Per fare, per avviare un progetto politico quale che sia - io lo chiamo costruzione dell'Alternativa -

ci vuole una squadra. La “mia” squadra, sempre che sia possibile costruirla, deve essere composta di volontari. Per la semplice e banale ragione che non dispongo di finanziatori, di sponsor occulti o palesi. Non ho avuto e non ho alcun finanziamento pubblico, né privato.

 

Diciamo che mi serve una “centuria” (uso questo termine militare cosacco senza alcuna intenzione bellica e con una certa dose di ironia), cioè  un gruppo di persone disposte a lavorare per le idee che ho esposto in questi anni dalle piccole  tribune da cui ho potuto parlare.

 

Ho bisogno di 100 persone , uomini e donne, disposte a dedicare a un progetto comune sette (7) ore la settimana. Meglio se di più, ma non di meno. Chi storcerà la bocca a questo punto può anche smettere la lettura: vuol dire che queste cose non erano indirizzate a lui o a lei.  Amici come prima.

 

Comincio da oggi a raccogliere le adesioni. Chi si impegna deve non solo promettere, ma dare, erogare effettivamente questo tempo. Darlo sulla fiducia. Perché non sarà possibile chiarire in anticipo, prima di partire, tutti i punti, definire tutto il programma d’azione, di lavori, di metodologia, d’insieme.

 

Dico “sulla fiducia” perché questa lettera è rivolta a coloro che già mi conoscono, che sanno chi sono, cosa penso sulle grandi questioni. Ma non intendo mettere insieme un gruppo di “fedeli” che seguono un capo. Non è un club di fan di Giulietto Chiesa quello che ci serve (ho aperto una pagina di fan su face book ma solo come piccola verifica della quantità di persone che sanno, bene o male, che esisto, un sondaggio parziale. Qui si tratta di ben altro che di fan).

 

Voglio costruire un gruppo di persone che già condividono a grandi linee un progetto.  Cioè intendo discutere, con chi “ci starà”, ogni passo. Ma c’è una fase iniziale in cui è indispensabile eseguire, oltre che discutere.  Càeà sempre qualcuno che deve stilare l’agenda del giorno. La stilerò io. Poi, quando e se ci saremo capiti, vedremo di modificare, se è il caso.

 

Voglio costruire un collettivo (come si diceva un tempo) che sia composto di persone che sanno anche ascoltare e non solo parlare. So che sono poche, ma secondo la mia esperienza sono le migliori.

 

A questa centuria  si partecipa pubblicamente. Non è un’organizzazione segreta, implica impegni pubblici. Parlo a persone che considerano la difesa della Costituzione come un compito imprescindibile.

 

Chi ci sta,  dovrà dire età, competenze professionali  luogo di residenza. Devo sapere con chi ho a che fare. Poi parlerò individualmente con ciascuno. E, come capirete, ci vorrà del tempo. Poi cominceremo una serie di incontri regionali e nazionali per avviare fasi di chiarimento collettivo e per conoscerci reciprocamente.

 

Occorrerà una organizzazione sul territorio. E per questa occorreranno persone in grado di asumersi responsabilità a quel livello.

 

Occorrerà un centro nazionale di coordinamento, che lavori sotto la mia direzione. Non potrei, da solo, tenere i contatti con l’intera centuria.

 

Occorrerà costruire un discorso collettivo.

 

Pubblico questa lettera sul mio sito www.giuliettochiesa.it, perché questa iniziativa è squisitamente personale e non coinvolgerà le mie altre attività che, da essa, resteranno autonome. Il che non significa che chi partecipa all’Alternativa non possa essere contemporaneamente impegnato in Megachip, o in Cometa, o nel Gruppo Zero, o in Pandora tv. Su questo sito, che appare ora  radicalmente rinnovato per ospitare tutta la grande mole di attività che sarà necessaria, comincerò a pubblicare le lettere che arriveranno, le mie  risposte e i contatti orizzontali che si realizzeranno.

Già la gestione di questo tipo di relazione richiederà l’immediata immissione di alcuni di voi nel processo organizzativo, essendo evidente che, da solo, non potrò farlo.

 

La definizione dei contorni di Alternativa è questione da affrontare insieme. Io qui indico le premesse, i postulati, da cui intendo partire e che sono per me dirimenti. Il resto sarà oggetto di discussione e di precisazione e, anche per questo, non posso proporlo qui nemmeno per grandi linee.

 

I punti fermi sono i seguenti:

 

1) Alternativa non  è un movimento comunista e nemmeno di sinistra. Ciascuno ha la sua storia, anch’io. Nessuno è tenuto ad abiurare a nulla. Ma noi saremo aperti a tutti coloro che aderiranno ad alcuni principi elementari di partenza, ai postulati di base che sono gli stessi che misi nell’appello per Pandora tv. Poiché non vogliamo restare una setta, dobbiamo sapere che migliaia, milioni di persone non sanno nemmeno cosa sia la sinistra; non l’hanno mai incontrata, nella loro vita (e questo vale per la grandissima maggioranza dei giovani). Dobbiamo non dimenticare che il termine sinistra è screditato ogni giorno da coloro che se ne fregiano e che occhieggiano da tutti i media. Noi non siamo come loro. Noi siamo “sopra”. Ma solidarietà, giustizia sociale, sono i nostri obiettivi primari.

 

2) Per cambiare la società bisogna essere diversi. Una delle ragioni del crollo del vecchio PC fu l’abbandono della diversità.

 

3) Noi vogliamo essere militanti, Ma la non violenza è alla base della nostra azione. Per ragioni di principio (perché consideriamo nostro dovere difendere la Costituzione) e pratiche (perché predicare la violenza, per chi si pone l’obiettivo di cambiare la società, significa subirla.

 

4) Noi diremo la verità. Quella che conosciamo. Sappiamo che è in corso la più vasta e drammatica crisi che il genere umano abbia mai dovuto affrontare. Sappiamo che per difendere la sopravvivenza del genere umano bisognerà combattere contro chi uccide la natura. La difesa dei territori, della sfera pubblica, del Bene Comune, in ogni forma possibile, sarà la nostra stella polare. Noi siamo contro la privatizzazione del bene pubblico. Noi siamo proprietari del Bene Comune che non vogliono essere depredati. Primo bene pubblico da riconquistare: l’informazione la comunicazione.

 

5) Noi non saremo una setta separata, o l’ennesimo tentativo isolato di fare un partito. Tutti coloro che si battono per un mondo più giusto e umano, cioè che non sono “indifferenti” , saranno nostri alleati. Non è nei confronti di ogni forza di progresso e democratica che noi siamo “alternativa”. Anzi noi siamo “con” tutti coloro che vogliono essere “con”  un progetto comune di alternativa all’attuale sistema economico e sociale. Noi sappiamo che la narrazione della società italiana (e mondiale) è nelle mani dei potenti che ci soffocano: dunque non crediamo a quella narrazione. Noi sappiamo che l’Italia è ancora viva, che milioni e milioni cercano una maniglia pulita cui aggrapparsi. Cercano una nuova rappresentanza democratica. C’è un sacco di gente che già ha costruito pezzi di un mosaico alternativo. Non li nomino, li conoscete. Sono nostri alleati, con loro lavoreremo sui luoghi di lavoro, sul territorio, nelle città, nella scuola e nelle università, sul web.

 

6) Noi non resteremo prigionieri della Rete e dei suoi miti. La useremo: il che è tutt’altra cosa.

 

 

Questa è la pista di lancio, appena abbozzata, ma che mi sembra chiara e sufficiente.

Accetto naturalmente suggerimenti, proposte. La discussione comincia ora tra tutti coloro che vorranno partecipare. Quando avrò raggiunto quota 100 (e tutti coloro che vorranno potranno seguire sul mio sito l'andamento della raccolta adesioni) convocherò un incontro pubblico, con voi, nel quale metteremo insieme a fuoco su quali idee comuni potremo andare avanti.

 

Ringrazio tutti coloro che mi hanno stimolato a questa iniziativa. Spero di poter essere utile. Sappiate che non potrò fare niente senza di voi. Ma sappiate anche che non voglio, perché non  servono, piagnistei. Spesso, anche da sinistra, mi hanno affibbiato la qualifica di catastrofista. Ma io sono più ottimista di molti di questi ottimisti imbecilli e ignari. Quando si costruisce non si piange. Quando cominciai Pandora tv scrissi che eravamo in assoluta emergenza informativa e democratica. Adesso siamo già oltre il livello di guardia. Ciascuno ha un percorso da compiere. Se non si mette in moto significa che è disposto ad accettare le conseguenze.

 

Giulietto Chiesa

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51 commenti

  • Link al commento Sabato, 15 Maggio 2010 13:30 inviato da Sandro Morelli

    Caro Giulietto, ti ho ascoltato stamane all'assemblea dell'ARS, mi hai convinto, ti conosco da tempo e mi riconosco in quello che hai detto - mi chiamo Sandro Morelli e forse sai, più o meno, chi sono -, sono venuto via di lì poco dopo il tuo intervento e ti ho cercato in rete per leggere il 'manifesto'. Ok. Bisogna tentare, nella cornice di idee che evochi e (secondo me) soprattutto puntando da subito sulla forza dell'accoppiata Fondazione (luogo di ricerca e di sperimentazione eletoralmente 'no profit') - comunicazione web-TV (canale digitale alla 'RAI per una sera'). Mi piace e sento che potrà attrarre fiducia e impegni. Anche e soprattutto giovani, che non hanno dove appigliarsi per poter realizzarsi e persino vivere, oggi e domani. Mi terrò informato. Non dico 'a disposizione' perché non mi piace dire così, sono vecchietto e da poco pensionato. Ma accetterei le condizioni 'minime' che proponi, se pensassi (non solo io) che possa essere minimamente utile. Proviamoci. Un abbraccio.

  • Link al commento Venerdì, 30 Aprile 2010 21:54 inviato da Nichele Spingardi

    Io ci sto! sono un informatico, di Acqui Terme(AL)
    Cell. 3395358943

  • Link al commento Giovedì, 15 Aprile 2010 08:15 inviato da Alberto Conti

    Trovo particolarmente stimolanti gli ultimi due interventi di Guido Cosenza e Umberto Batticciotto, l’uno sull’alternativa alle attuali istituzioni democratiche per superarne la logica suicida, l’altro sul ruolo del dollaro nella crisi mondiale. Due temi solo apparentemente slegati tra loro.
    La democrazia che stiamo “subendo”, viste le contraddizioni di cui soffriamo, è solo una prima rudimentale forma di democrazia, in linea con la qualità, ancora assai scadente, della materia prima di cui è fatta, la coscienza popolare. Le due caratteristiche salienti sono la rappresentanza in delega e la logica del conflitto d’interessi a scopo di privilegio. I Padri costituenti hanno immaginato il gioco democratico come una gara sportiva tra interessi contrapposti, di parte, dove la forza vincente deve scaturire dai numeri del consenso guadagnato dai partiti (e dalle lobby), espressione di un’economia a base monetaria, dove la forza vincente scaturisce dai numeri del consenso maturato nel “libero” mercato di beni e servizi forniti ai consumatori. Si tratta quindi di una forma di governo gerarchizzata nella gestione del potere e della ricchezza, che ben esprime la logica dei rapporti di forza, che nulla ha a che vedere col bene comune, al contrario rappresenta fatalmente la logica del privilegio dei pochi sui molti a dispetto dei proclami ideali che ipocritamente la nascondono. O meglio, rappresenta il primato della forza sull’intelligenza, sulla ragione, che pure, come molto opportunamente ha sottolineato Cosenza, è il motore dello straordinario sviluppo tecnologico che ci ha imposto come specie dominante smodatamente sviluppata nei numeri, fino a sbattere contro i limiti ambientali e naturali. E tutto ciò riflette gli istinti umani primordiali alla sopravvivenza della specie, alla ricerca di sicurezza, di agio, di affermazione individuale e di clan, paradossalmente esaltati fino a produrre gli esiti opposti, di una catastrofe universale. Perciò la stessa intelligenza umana deve poter essere applicata alla dimensione sociale dell’essere per superare questa crisi di crescita, e la sconfitta delle prime ideologie nate durante la prima fase industriale può portare a una sola conclusione, che questa partita intelligenza-privilegio è durissima e dall’esito tutt’altro che scontato, ma siamo solo al primo round, e lo spirito, per quanto alienato dal marketing culturale, è ancora forte e può ancora vincere sulla pancia.
    La moneta è naturale che rappresenti attraverso il proprio paradigma fondativo e gestionale questo conflitto, o gara che dir si voglia tra individualismo e socialismo (inteso semplicemente come primato del bene comune). Il paradigma vigente è giunto alle estreme conseguenze di questa prima fase “democratica”, autosconfittasi nel parossismo della sperequazione estrema delle ricchezze all’interno della popolazione umana. L’indispensabilità economica del denaro, nelle sue funzioni di base come mezzo di misura, di scambio, di accumulo di ricchezza, si è tradotta nella scelta estrema del solo debito-credito gestito da un sistema privatizzato autoreferenziale, alla faccia della “democrazia” (e della puerile pretesa leghista di riprendersi il “controllo” delle fondazioni bancarie). L’impermanenza intrinseca di questa forma di denaro trova come unica eccezione la banconota, una specie di denaro in via d’estinzione assieme al paradosso rivelatore che necessariamente ne rivela la truffaldinità, l’attribuzione di proprietà all’emittente (privato) sgravato da costi e responsabilità future. E peggio ancora rivela la truffa bancaria di sempre, il prestito a usura di denaro contabile da parte di un sistema bancario fuori controllo, se non la gestione della fiducia tradita in partenza del cliente in ogni sua veste, di risparmiatore-creditore e di mutuatario. Da qui ad andare oltre nella truffa il passo è stato brevissimo, politicamente tradotto in “deregulation” finanziaria, libertà di bisca assoluta, paese dei balocchi (paradisi fiscali) dove si coltivano alberi di mele d’oro, ovviamente solo per i pochi che riescono a rubare legalmente alle moltitudini di sognatori.
    Dice giustamente Cosenza che le Istituzioni gestiscono questa truffa globale diventata di una complessità irriformabile dal loro interno, oltre che inesorabilmente corruttrice, e qui la nostra scommessa di alternativa trova una sfida formidabile, che mi auguro sfoci in una vera ideologia applicabile all’esistente, all’altezza dei tempi nuovi.

  • Link al commento Mercoledì, 14 Aprile 2010 14:04 inviato da Paolo

    Anche io ho notato che l'appuntamento è lo stesso giorno e nella stessa città di quello di Nuova resistenza lanciato da Sonia Alfano. Perché non unire le due cose visto che i propositi e lo spirito sono gli stessi? Oggi più che mai abbiamo bisogno di unione e di batterci per salvare la nostra Costituzione e la democrazia.

  • Link al commento Martedì, 13 Aprile 2010 15:54 inviato da fausto

    assolutamente super partes

    scopro che nello stesso giorno e nella stessa citta’ solo qualche ora dopo si riunira’ la Nuova Resistenza

    http://www.nuovaresistenza.it/2010/04/12/roma-17-aprile-via-allorganizzazione/comment-page-1/#comment-34

    perche’ non vi unite?
    nota che non faccio parte dei promotori di questo ennesimo nuovo gruppo, posto la stessa identica proposta da loro!

  • Link al commento Domenica, 11 Aprile 2010 20:14 inviato da Giulietto Chiesa

    di Guido Cosenza.

    (Guido Cosenza, fisico, è coautore, assieme a Giulietto Chiesa e Luigi Sertorio di La Menzogna Nucleare, Ponte alle Grazie, 2010)

    Il presente articolo è un contributo al primo incontro nazionale di Alternativa, il prossimo 17 aprile a Roma.

    -----------------------------------------------

    È patrimonio di un numero crescente di persone la consapevolezza che il tracciato che si delinea per la comunità umana sia destinato a infrangersi contro ostacoli invalicabili e che l’impatto sarà devastante.
    Più precisamente si percepisce che il carattere intrinseco del modello imperante di sviluppo è il gigantismo e che non è emendabile. L’abnorme organismo si è propagato a guisa di un immane ectoplasma e ha riplasmato in un sistema globale a carattere tumorale tutto ciò che ha ingurgitato.


    Ci si chiede se sia possibile arrestare la crescita e rendere l’attuale comunità in espansione compatibile con un ecosistema limitato il cui equilibrio è affidato a un complesso sistema di bilanciamenti fra cicli biologici e fisici in interazione. La risposta si prospetta negativa a meno che si attui una profonda trasformazione dell’orditura sociale e che si alterino le finalità attuali della produzione, si attenui il volume dei manufatti confezionati e soprattutto si modifichi la distribuzione del prodotto sociale. Urge abolire l’attuale dispositivo di distribuzione regolato dal mercato.

    Questa profonda rivoluzione che ovviamente condurrebbe a un ribaltamento di tutti i rapporti sociali è incompatibile con la struttura attuale della produzione e con tutte le istituzioni che ne salvaguardano l’assetto.


    Ogni tentativo di riduzione della produzione porta fuori equilibrio il sistema attuale e fa immediatamente intervenire i dispositivi di compensazione.

    Cercheremo di chiarire sinteticamente come nasce l’incompatibilità strutturale dei tentativi di contrazione della configurazione economica e sociale raggiunta dalla comunità umana.

    In un ambito in cui il mercato è dominante e le merci si confrontano e si combattono in campo aperto si sperimenta una sollecitazione tecnologica e una spinta verso forme di riorganizzazione della produzione ambedue dettate dall'esigenza della riduzione del contenuto di forza lavoro nella fabbricazione dei beni di consumo.

    Il fenomeno implica che di continuo lavoratori vengano espulsi dal ciclo produttivo. Se non si verificasse un continuo accrescimento del comparto industriale i profitti sarebbero destinati a calare e la massa dei consumatori a contrarsi, di conseguenza si accentuerebbe il declino della produzione in un crescendo che porterebbe inizialmente alla recessione e poi al crollo.

    L’esigenza del ritorno alla piena occupazione e del contestuale ripristino del volume dei profitti è all’origine della spinta espansiva.

    La società industriale non ammette riduzioni e infatti le politiche di tutte le articolazioni del sistema sono indirizzate alla implementazione dei valori dei parametri caratteristici dell’organismo socio-produttivo.


    L’articolazione sociale che si è consolidata in seguito alla rivoluzione industriale è andata costituendo una serie di dispositivi di salvaguardia, veri e propri strumenti di difesa e di attacco rafforzatisi e perfezionatisi col tempo.

    L'efficacia della strumentazione elaborata è stata potenziata in decenni di sperimentazioni e il formidabile apparato difensivo si è strutturato in un complesso di norme e di prescrizioni sostenute da dispositivi coercitivi che va sotto il nome di democrazia.
    Questa invalicabile barriera di protezione comprendente un coacervo di leggi e organi di gestione e repressione costituisce il più potente baluardo a difesa di un ordinamento divenuto incompatibile con lo sviluppo della comunità.

    È una camicia di forza che strangola l’organismo e non ha più nulla a che vedere con il dispositivo di salvaguardia del libero esplicarsi delle relazioni fra gli individui, indicato con lo stesso nome, ideato e attuato in origine al tempo in cui fiorirono le città stato dell’antica Grecia.

    Gli strumenti che sono andati forgiandosi lungo tutto l’arco del consolidamento della società industriale si sono perfezionati e strettamente conformati a fungere da baluardo dell’attuale assetto sociale caratterizzato da tutte le insipienze, distorsioni e incongruenze del privilegio da garantire. E’ impensabile usare la stessa strumentazione ad uso ribaltato. Ogni strumento è adatto quasi esclusivamente all’impiego per cui è stato ideato.

    La conclusione delle riflessioni che precedono indicano che non è assolutamente realistico pensare di valersi degli istituti della cosiddetta democrazia per innescare l’improcrastinabile modifica del tessuto connettivo della nostra comunità, operare la transizione che si è resa necessaria a salvaguardia dell’equilibrio del sistema.

    Si badi bene il fenomeno a cui stiamo assistendo e da cui siamo travolti, pur essendone protagonisti, non è un evento particolare della nostra specie, non c’è nulla da inorgoglirsi. Tutte le specie che sono scomparse hanno sperimentato una fase analoga di declino. Si rifletta sulla circostanza che circa due milioni di anni è il valore calcolato per la vita media delle specie fino a ora estinte sul pianeta terra, e tale è anche più o meno l’estensione del percorso temporale fin qui seguito dall’animale uomo.

    E c’è di più, sono stati proprio gli strumenti che hanno favorito il successo delle specie a essersi infine il più delle volte ritorti contro di essa, così come ora l’intelligenza opera contro il prosieguo del tragitto dell’uomo, intelligenza che paradossalmente lo aiuta a comprendere ma non ad arrestare la sua fatale disavventura.
    Dunque non è pensabile di penetrare e di valersi delle istituzioni per correggere la traiettoria. Non ci salvano elezioni, parlamento, partiti. Occorrono percorsi totalmente antitetici, antagonisti.

    Chi intende cambiare, ed è un popolo in crescita, lo ha capito, o meglio intuito inconsciamente, assorbito. Rappresenta una massa amorfa i cui componenti si spostano disordinatamente modificando di continuo a caso la direzione del moto. Questa moltitudine non partecipa più all’istituto delle deleghe a rappresentarla in organismi che lavorano contro di essa a salvaguardia di privilegi che conducono allo sfascio.

    Tuttavia si dispiegano sul territorio alcune ristrette aree di tessuto rigenerato in cui si sperimentano nuove forme di convivenza civile. Ce ne sono una miriade in giro per il mondo.

    Quando si annuncia una transizione, quando è maturo il passaggio di un mezzo materiale a una nuova fase fisica – un liquido che si accinge a passare alla fase gassosa – si formano nel corpo del fluido una serie di piccole bolle che lentamente si dilatano fino a invadere l’intero volume.
    Ebbene quelle piccole aree di tessuto nuovo nel corpo della società sono destinate a dilatarsi e a dilagare sostituendosi alla orditura obsoleta.
    Indizi di estensione delle aree non si colgono ancora.
    A mio avviso il compito che si addice all’obiettivo che ci proponiamo è di penetrare queste areole, partecipare alle sollecitazioni che tendono a espanderle, contribuire alle loro interconnessioni senza attendere che sia l’aumento della temperatura l’unico agente del passaggio di stato, altrimenti si rischia che l’ebollizione prenda corpo in forma turbolenta provocando una disastrosa opera di distruzione.

    Una parte di coloro che intendono impegnarsi nell’opera di rigenerazione del tessuto non più idoneo a sostenere l’organismo comunitario giunto al presente livello di sviluppo propongono di insinuarsi negli istituti di gestione e repressione retti dai custodi dell’ordine costituito.

    È una metodologia atta a distogliere energie preziose dall’arena in cui si contrappongono le schiere impegnate in una lotta senza scampo da cui non emergeranno perdenti, o vinceranno tutti o tutti periranno.

    Non è più tempo di alimentare disegni storicamente sconfitti. Voler costruire partiti da gettare nell’agone elettorale è profondamente fuorviante. Gli strumenti della democrazia hanno una forza d’attrazione inarrestabile e una capacità di corruzione a cui non è possibile sottrarsi. Le grandi figure astensioniste del passato lo avevano ben compreso.
    Occorre lavorare sul territorio, impegnarsi a rompere le connessioni della struttura che incombe e intrecciare nuovi nessi e correlazioni.

    La partecipazione alle elezioni può essere uno svago, non più che una occasione di incontri, ma solo per demistificare la sua funzione e mettere in guardia dai protagonisti che calcano da sempre la scena. Le testimonianze dei disastri che la classe politica determina vanno raccolte diversamente.

    Non con la presenza nei luoghi in cui viene perpetrato il delitto.

    È irrealistico pensare di accedere alla casta e non risultarne contaminato. La penetrazione nelle roccaforti nemiche, la presenza esigua nel territorio avverso, prefigura una lunga coabitazione, l’assuefazione alla consuetudini, ai riti, e genera un prolungato distacco dai compagni di viaggio. Il processo è sempre culminato con la cooptazione.

  • Link al commento Sabato, 10 Aprile 2010 10:10 inviato da eugenio melandri

    Cao Giulietto, non sapevo di questa tua inziativa. Per quanto mi riguarda ci sto. E metto i agenda la partecipazione all'incontro di savato 17

  • Link al commento Mercoledì, 07 Aprile 2010 13:04 inviato da Umberto Batticciotto

    parole nuove - parte prima. spunti per il 17 aprile. ecco le mie proposte
    ..
    alternativa è l'agenda dei partiti.
    ..
    un'agenda in coopartecipazione. anche per gli iscritti di altri partiti che accettino tutti i nostri assiomi. assiomi non negoziabili.
    ..
    siamo UGUALI ED UNICI.
    siamo tutti uguali, perché siamo tutti sulla stessa barca, e siamo tutti unici perché ogni persona è diversa dalle altre.
    è un concetto che sembra la somma apparente di due, ma è una sola sinergia.
    la barca che condividiamo, se ci fosse bisogno di spiegarlo, è la terra su cui viviamo. dal giorno di hiroshima agli esperimenti genetici di nostri giorni, il pericolo, che un piccolo gruppo di uomini possa distruggere la vita sulla terra, ci rende lampante l'idea del nostro viaggio comune.
    ..
    raggiungere la VERITA' SULL'11 SETTEMBRE è il nostro obbiettivo primario per disintossicare il sistema.
    la crisi economica di oggi è figlia della fine della leadership militare statunitense. la consapevolezza che una guerra nucleare è improbabile, se non impossibile, e che uno scontro con la cina avrebbe risultati incerti, ha portato l'america ad architettare la truffa mediatica dell'11 settembre. truffa o cortina fumogena atta a nascondere la fine del suo imperialismo. militare in primis ed economico poi.
    [ da qui in avanti riutilizzerò alcune idee espresse da M. Fini in "Il denaro sterco del demonio" . ]
    il controvalore del denaro, fin dal momento dell'introduzione della moneta come simbolo di un peso di metallo, è assicurato dalla forza militare che permette ad un'unica personalità la sua imposizione. (senza la spada, che elimina gli altri pretendenti, il re non può battere moneta con la sua effige. il valore materiale della moneta è da sempre inferiore al valore nominale. e quel di più, promesso dal valore nominale, è una promessa che accettiamo solo sulla fiducia. ovvero: la nostra moneta vale 5 grammi d'oro anche se ce ne son dentro solo 3.. il di più che manca lo accettiamo sulla fiducia, o per paura, verso il nobile signore che ci vende la sua moneta. fiducia ottenuta da sempre manu militari. poiché c'è la spada e non il nulla, su quest'ultimo punto dissento con M. Fini, il quale dichiara il controvalore una scommessa su un lavoro futuro con niente a garanzia; nemmeno la spada.)
    perciò dà sempre il controvalore del flottante mondiale è stato inferiore al flottante stesso. il dollaro americano aveva la funzione, prima dell'11 settembre, di rappresentare il controvalore di ultima istanza per tutte le valute del mondo. infatti tutti gli stati avevano dollari nelle loro banche centrali. finita la leadership militare è caduto il potere del dollaro come controvalore per le altre valute. questa è l'origine dell'attuale crisi economica e del suo perdurare.
    ..
    la globalizzazione è un dato di fatto. il 1492 di colombo esemplifica meglio di ogni altro l'inutilità di voler pensare a regionalismi e protezionismi vari. l'italia è una piccola regione di un mondo unico; globale. una regione con risorse storiche, artistiche, culturali ma senza particolari risorse materiali. se non coltivate, le capacità inventive della popolazione muoiono. combattere la globalizzazione ha il sapore del luddismo. navigare nella globalizzazione è il compito e la sfida che ci dobbiamo porre. ogni protesta anti-globalizzazione si è trasformata in un suicidio concettuale. da seattle a genova. NAVIGARE LA GLOBALIZZAZIONE
    ..

  • Link al commento Giovedì, 01 Aprile 2010 12:23 inviato da Marco Scala

    Buongiorno, condivido pienamente le idee espresse, soprattutto perc iò che riguarda i temi della legalità e la difesa della costituzione. Non posso garantire, per adesso, un impegno serio e costante come richiesto per far parte della "centuria".
    Ma se vi fosse qualche altra possibilità per contribuire al lavoro fatemi sapere.

  • Link al commento Giovedì, 01 Aprile 2010 08:03 inviato da Sara Chiarello

    Ho letto il manifesto ed è quello che avrei sempre voluto leggere...Non nascondo una certa emozione mista a commozione. C'è posto nei 100? A presto, sara

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