La fretta è cattiva consigliera - lettera di Pippo Vinci In primo piano
Caro Giulietto,
leggo sempre le notizie interessantissime (e introvabili in altri "luoghi") che pubblicate su Megachip e sono quasi sempre d'accordo con le tue teorie basate su fatti e non su preconcetti ideologici. Ma ho una idea diversa sulla strada da percorrere per dare una sferzata a questo Paese in questa terribile contingenza che oramai dura da oltre 20 anni. Io credo che dobbiamo cercare una strada veloce. E oggi la strada più veloce è quella di togliere di mezzo l'attuale classe al governo. Ossia Berlusconi ed i suoi sgherri. E' vero che la sinistra ha le sue colpe, ma è il momento di tapparsi il naso e operare come operarono gli antifascisti. Tutti uniti contro il male maggiore. E la manifestazione di oggi (13 marzo) credo che sia stata una delle poche che abbia finalmente unito questa (spero ex strampalata) alternativa di centrosinistra. Solo dopo avere annegato il diavolo, si potrà parlare tra persone oneste per intraprendere un cammino più virtuoso.
Intendo dire che il percorso che tu indichi è senz'altro corretto, onesto e politicamente efficace, ma è troppo, troppo lungo. E molti italiani (me compreso) non ne possono più di aspettare
Pippo Vinci
Dal fondo dello sfacelo - lettera di Fabio In primo piano
Ho letto questa interessante analisi su Megachip: Lettera dal fondo dello sfacelo
Condivido pienamente il punto di vista degli autori (tra cui un professore di Torino) e credo che la strada indicata nell'articolo sia l'unica percorribile per creare una vera Alternativa alla politica attuale.
Solo se riusciremo a mettere insieme le forze alternative che gia' esistono e resistono nel nostro paese possiamo sperare di risollevarci.
Argentina: la comunicazione non è merce ma bene comune In primo piano
In quest’intervista esclusiva di Giulietto Chiesa, ospitata sul terzo numero di COMetA, il responsabile del Ministero della comunicazione della “presidenta” Kirchner, illustra le prospettive della nuova legge di regolamentazione del sistema radiotelevisivo della quale è stato uno dei più influenti ispiratori, che assegna il 33% delle frequenze a soggetti del privato sociale, che non perseguono finalità lucrative. È una vera e propria rivoluzione che sta contagiando anche altri Paesi latinoamericani.
Una delegazione argentina gira l'Europa per divulgare la riforma dei media In primo piano
di Juan Pablo Morales – «La Nación»
Luis D'Elia ascoltava incantato il suo nuovo amico italiano Giulietto Chiesa, un esperto giornalista diventato poi un eurodeputato socialista. Parlavano insieme di come «i media del mondo nascondono gli interessi più importanti al popolo». Erano giorni di infuocate discussioni al Congresso, che era a un passo dall'approvare la legge sui media. Impressionato, Chiesa se n'era andato dall'Argentina con un'idea: «E se mostrassimo questa legge al parlamento Europeo?»
Sei mesi dopo, quell'idea si convertirà in una realtà. D'Elia volerà oggi a Roma per riunirsi con Chiesa e si incontrerà domani con Gabriel Mariotto, capo della nuova Autorità Federale dei Servizi di Comunicazione Audiovisiva. Mercoledì presenteranno insieme la legge sui media a Bruxelles, davanti ai deputati del Parlamento che unisce tutti i paesi d'Europa.
A lezione dal Mossad In primo piano
Quante volte, discutendo dell'11 settembre, mi sono sentito rivolgere domande sul funzionamento dei servizi segreti e sulla loro possibile connessione con attentati terroristici. Ogni volta è difficile spiegare a pubblici inesperti come funzionano le cose. Non ne capiscono un acca nemmeno molti giornalisti. I quali, infatti, da anni corrono dietro ad Al Qaeda, che è la sigla, il logo, che non ha dietro un bel niente se non le capacità inventive della CIA, del Mossad e dell'MI-5.
Non ne capisce molto nemmeno quel degno e ammirevole intellettuale critico che si chiama Noam Chomsky, figuriamoci.
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