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Martedì, 06 Dicembre 2011 09:40

Il dopo voto a Mosca: in piazza, certezze inquiete e polizia In evidenza

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di Giulietto Chiesa

MOSCA - È la sera delle elezioni. Arrivano telefonate concitate di amici e conoscenti russi. «I dissidenti si apprestano a radunarsi nella Piazza del Maneggio», (che confina con la Piazza Rossa). Non fa freddissimo e ci vado. A piedi perché mi dicono, ed è poi vero, che la fermata del Metro è stata chiusa. In fondo alla Tverskaja, l'ex via Gorkij, hanno chiuso tutti i passaggi sotterranei verso la Piazza Rossa e verso Piazza della Rivoluzione, quella del Teatro Bolshoi. C'è un discreto numero di poliziotti e OMON (reparti speciali antisommossa) che controllano ogni centimetro quadrato. Nessun assembramento. Mi sposto allora verso piazza della Rivoluzione da dove proviene un forte rimbombo di casse sonore a ritmo di metal rock.

Là la Piazza è presidiata "come si deve", ma le sorprese sono appena cominciate. Saranno all'incirca 1500 poliziotti, che fanno catena, gomito a gomito. Si può andare oltre solo scorrendo lungo questa catena, che impedisce l'attraversamento della strada per andare dalla parte dove c'è ancora il monumento di pietra a Karl Marx. Dall'altra parte c'è un concerto. Per arrivarci occorre fare un lungo giro, ma quando ci si arriva mi precludono il passo altri poliziotti: hai l'invito? Non ce l'ho. Singolare manifestazione, alla quale si accede per invito e passando sotto un metal detector.

La piazza è interamente transennata. Il metal detector è uno solo e bisogna passare solo sotto quella forca caudina perché altro ingresso non c'e'. Dentro il recinto, tutto circondato dalla polizia, ci sono all'incirca 5000 giovani, con la camicia bianca sopra le giubbe e i paltò. Sono i fans di Gryzlov, il capo di Russia Unita, il partito di Putin-Medvedev. Altri hanno un corsetto verde, per distinguerli dai comuni mortali. La piazza è quindi bianca e verde, e piena di bandiere che sventolano senza sosta. Sventolio incessante, con stendardi divisi equamente tra quelli blu, con la scritta "sosteniamo Medvedev" e quelli rossi, con croce bianca e una scritta poco leggibile. Chiedo a una decina di quelli che sono rimasti fuori se sanno cosa c'e' scritto. Nessuno lo sa. Ma comunque è chiaro che è la festa della vittoria di Medevedev-Putin.

All'insegna di una musica assordante, tutta rigorosamente russa, per quelle poche parole che si sentono, ma rigorosamente americana per ritmi e violenza ipnotica.

Dunque la polizia è lì non per impedire la manifestazione del dissenso ma per proteggere i giovani che festeggiano il vincitore. O forse per entrambe le cose insieme. Non si sa mai.

Dopo un'oretta la faccenda si conclude, sempre tra grandi sventolii di bandierte. Le uniche cose che si sentono dire, tra una nota e l'altra sono anodine, prive di contenuto. "Abbracciatevi!", si tuona dal palco, sormontato da tre gigantesche foto di Dmitrij Medvedev, E loro, i ragazzi, si abbracciano volentieri. Fa freddo e si capisce. "Gridate la vostra gioia!" E si alza un muggito di urla, ma non si capisce bene perché dovrebbero essere felici questi ragazzi, tutti con il telefonino all'orecchio. Forse è questa la felicità .

Poi, prima della fine, tra un uragano di rumori che sembrano note musicali ma non lo sono, una giovane pronuncia l'unico discorso politico della serata.

«Oggi festeggiamo la vittoria. Abbiamo vinto perché i nostri genitori possano vivere dignitosamente. Perché i nostri figli possano vivere meglio». Nient'altro o quasi.

La massa sfolla all'incontrario, travolgendo le transenne, ma non le schiere di poliziotti che la incanalano verso l'entrata della metropolitana ai piedi delle mura del Cremlino.

Uscire da quelle ali grigioverdi è impossibile. I responsabili raccolgono le bandiere. E finalmente uno di loro mi spiega cosa c'era scritto su quelle rosse con banda bianca incrociata. C'è scritto "Nashi 2.0", cioè “I Nostri del web”, il movimento della gioventù che sostiene il Cremlino e che, a quanto pare, vuole sembrare molto di moda.. Vedo ora che si radunano sotto cartelli che indicano le località da cui provengono. Ci sono drappelli da San Pietroburgo, da Oriol, da Rostov. Sono venuti da lontano, non solo da Mosca e dalla Regione di Mosca. Qualcuno ha pagato loro il viaggio, questo è certo. E forse anche l'alloggio. Le bandiere non le portano a casa, i raccoglitori le mettono, a fasci, sui camion appositamente predisposti.

Non si sa se torneranno questa notte, sui treni, alle loro case. Non ci sono canti, non c'è nessuna politica, neanche slogan. I poliziotti guardano arcigni, anche per loro sta per finire, andranno a bene una tazza di the caldo, maledicendo questi ragazzi traslocati. Salgono sui camion blindati. Provo a contarli, almeno quelli parcheggiati sulla piazza a fianco dell'Hotel Metropol: sono una quarantina. Altri cinquanta sono sotto l'Hotel Moskva. Altri quaranta sono sotto il Bolshoi. I poliziotti, e i miliziani di varie polizie sono giovanissimi: stipendi per un'altra gioventù che non avrebbe altro modo di guadagnare, perché i disoccupati sono tanti, e quelli giovani sono di più. Tutto il mondo è paese.

L'assembramento era dunque "amico", ma è come se fosse stato nemico. Bisognava tenerlo d'occhio, come si fa con i fan che escono dallo stadio. Di dissidenti non c'e' traccia, ma la Piazza del Maneggio rimane presidiata ancora per un'ora abbondante. Non si fidano. Manifestanti random, corsari, sono sempre possibili ormai. La tattica è quella della sorpresa. E la tattica del potere è quella di prelevarli in massa, senza neanche lasciare loro il tempo di riunirsi. Operazione preventiva che non sempre funziona.

Quella sera, verrò a sapere dopo, da una telefonata che mi arriva all'una di notte, che un dissidente è stato fermato, proprio nella Piazza del Maneggio, mentre veniva intervistato daq un giornalista occidentale non precisato. Ma il giorno dopo non sarà la festa dei "Nashi" a occupare le milizie. Tutto il centro diventa una zona di caccia per i giovani che protestano contro i brogli elettorali. Quanti sono è quasi impossibile definire. Ma sono molto mobili. E la polizia chiude una strada dietro l'altra, per impedire loro di muoversi. Quelli che vengono presi finiscono sui furgoni. A decine. Li rilasceranno dopo averli censiti. la volta dopo sarà peggio. Pare che abbiano imparato dai poliziotti di New York, che ti menano se scendi dal marciapiede.

Le notizie della "sconfitta" di Putin dilagano dai canali stranieri, dai siti internet, dai social network. E funziona, perché nessuno crede a quello che dicono le tv, che tutto è stato normale, che il popolo si è espresso e non c'è modo di smentire il responso. Sui siti si mostrano le immagini di qualche gigantesco infortunio della Commissione Elettorale Centrale, che ha dato le percentuali in qualche regione, arrivando a cifre, ripartite tra i partiti, che superano il 100% dei voti.

Se centralmente sono stati più attenti, dalle periferie sono arrivate anche cose incredibili, non certo dovute a carenza di istruzione aritmetica. Qualcuno ha fotografato gente che gettava schede a pacchi dentro le urne di un seggio elettorale poco vigilato. Ma chi ha il quadro della situazione?

La votazione c'è stata, la Duma è stata disegnata. Lo sarà per cinque anni. La prossima tappa, altrettanto certo al 100% sarà l'elezione di Vladimir Vladimirovic nel prossimo marzo. L'unica incertezza concerne la percentuale con cui vincerà.

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