Argentina: la comunicazione non è merce ma bene comune In primo piano
In quest’intervista esclusiva di Giulietto Chiesa, ospitata sul terzo numero di COMetA, il responsabile del Ministero della comunicazione della “presidenta” Kirchner, illustra le prospettive della nuova legge di regolamentazione del sistema radiotelevisivo della quale è stato uno dei più influenti ispiratori, che assegna il 33% delle frequenze a soggetti del privato sociale, che non perseguono finalità lucrative. È una vera e propria rivoluzione che sta contagiando anche altri Paesi latinoamericani.
Una delegazione argentina gira l'Europa per divulgare la riforma dei media In primo piano
di Juan Pablo Morales – «La Nación»
Luis D'Elia ascoltava incantato il suo nuovo amico italiano Giulietto Chiesa, un esperto giornalista diventato poi un eurodeputato socialista. Parlavano insieme di come «i media del mondo nascondono gli interessi più importanti al popolo». Erano giorni di infuocate discussioni al Congresso, che era a un passo dall'approvare la legge sui media. Impressionato, Chiesa se n'era andato dall'Argentina con un'idea: «E se mostrassimo questa legge al parlamento Europeo?»
Sei mesi dopo, quell'idea si convertirà in una realtà. D'Elia volerà oggi a Roma per riunirsi con Chiesa e si incontrerà domani con Gabriel Mariotto, capo della nuova Autorità Federale dei Servizi di Comunicazione Audiovisiva. Mercoledì presenteranno insieme la legge sui media a Bruxelles, davanti ai deputati del Parlamento che unisce tutti i paesi d'Europa.
A lezione dal Mossad In primo piano
Quante volte, discutendo dell'11 settembre, mi sono sentito rivolgere domande sul funzionamento dei servizi segreti e sulla loro possibile connessione con attentati terroristici. Ogni volta è difficile spiegare a pubblici inesperti come funzionano le cose. Non ne capiscono un acca nemmeno molti giornalisti. I quali, infatti, da anni corrono dietro ad Al Qaeda, che è la sigla, il logo, che non ha dietro un bel niente se non le capacità inventive della CIA, del Mossad e dell'MI-5.
Non ne capisce molto nemmeno quel degno e ammirevole intellettuale critico che si chiama Noam Chomsky, figuriamoci.
Sweep the SWIFT! In primo piano
Chiedo scusa per l'uso dell'inglese ma la tentazione del calembour è forte. Sweep sta per “spazzare via”; SWIFT sta per Society for Worldwide International Financial Transactions, che vuol dire Società per le Transazioni Finanziarie Internazionali.
Ieri, 11 febbraio 2010, il Parlamento Europeo ha cancellato un accordo tra Stati Uniti e Unione Europea che permetteva sostanzialmente ai servizi segreti americani di monitorare tutti i flussi finanziari mondiali a «fini di lotta contro il terrorismo internazionale». Intendiamoci, gli Stati Uniti questo monitoraggio lo hanno fatto, con o senza autorizzazione europea, dall'11 settembre 2001 in avanti, basandosi sui server di cui disponevano all'interno del loro territorio. Che uso ne abbiano fatto non è molto noto. Anzi non lo è per niente. Ma non è difficile capire che quei dati sono molto sensibili e possono servire a controllare non solo la correttezza dei comportamenti di questa o quella banca ma, per esempio, le decisioni di questo o quel governo. E qui la cosa diventa spessa e piena di incognite. Anche perché non solo mette in discussione la sovranità dei nemici, ma anche quella di amici e alleati.
Suicidio IDV, e adesso? In primo piano
Una riflessione sul futuro di un'alternativa politica dopo la "Svolta di Salerno" di Antonio Di Pietro, che ha imbarazzato molti suoi sostenitori, e dopo le frammentazioni micro-identitarie della sinistra. Giulietto Chiesa risponde a un lettore.
Buongiorno, sig. Chiesa.
Dopo la "svolta" moderata dell'Italia dei Valori, l'accettazione passiva e acritica della stessa linea da parte di Sinistra e Libertà, l'atteggiamento ambiguo di Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, A CHI E' POSSIBILE DARE UN VOTO ALLE REGIONALI?
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